Formae mentis, un abbraccio tra terra e cielo.


Sono di Claudia Di Mario la mente, il cuore e le mani che plasmano il mondo di Formae Mentis, un mondo che ha il colore caldo della creta, la delicatezza dei colori pastello e ha qualcosa di celeste e primordiale insieme. Terra e cielo. 

Leggendo il blog di Claudia e seguendola sui social network ho scoperto che è una persona con una forte personalità e una filosofia che sta alla base del suo prccesso creativo.

 

Ciao Claudia, parlaci un po’ di te

 

Sono Claudia, ho 35 anni, nata a Roma, ma vivo a Campagnano da qualche anno.

 

Ho due figli, Elettra, 13 anni, e Leon,7. Sono una ceramista autodidatta con una passione smodata per l'artigianato, i mestieri manuali, le botteghe polverose e la convinzione che la nostra società dovrebbe riscoprire tutto ciò e valorizzarlo per tornare ad una dimensione più umana e meno spersonalizzante.

 

Amo la musica a volume alto, ma anche il rumore quasi impercettibile del vento.

 

Amo la mia, seppur imperfetta, realtà, ma anche perdermi nella mia immaginazione.

 

Amo (in ordine sparso) le giornate assolate, l'ironia, ridere, la pizza alle melanzane, i dettagli che fanno ogni giornata diversa dalle altre, mescolare i colori tra loro, le asimmetrie, il caffè, l'imprevedibilità e la poesia intorno a noi, più di tutto amo però dare all'argilla le forme della mia immaginazione.

Le tue creazioni mi trasmettono molta serenità, il tema dell’abbraccio mi piace molto, questa fusione di due corpi-materia…


Ogni cosa che reputo importante nella vita è, secondo me, frutto di un abbraccio come fusione e accettazione reciproca tra due parti distinte.


L'artigianato è un abbraccio tra idea e materia.


Un ideale, se vogliamo realizzarlo, deve essere un abbraccio tra pensiero ed azione.


Le amicizie e tutti i rapporti interpersonali, nel loro dare e ricevere, sono abbracci.


L'abbraccio è un gesto semplice, eppure profondo, in esso continuiamo ad essere individui, con la nostra unicità, ma nello stesso tempo, parte di un insieme paritario. Credo sia un po' la metafora della condizione umana ideale.


Come nasce la tua passione per la creta?


Ho sempre sentito una necessità estrema di esprimermi: da bambina lo facevo disegnando, successivamente scrivendo, fino a che mi sono avvicinata all'artigianato.

 

Con l'argilla è stato un amore a prima vista, o primo tatto, è un materiale con cui sento di essere in simbiosi assoluta, è la “mia” materia prima. A volte è imprevedibile, insegna la pazienza perché ha i suoi tempi, mi ricorda ogni giorno che non si può avere il controllo assoluto sulle cose.

Credo abbia potenzialità infinite, proprio come la fantasia e l'ingegno ed è molto stimolante, non si finisce mai di imparare.


Hai qualche soggetto che ami particolarmente plasmare?


Sicuramente le figure femminili, gli uccelli in volo, le farfalle e il vento, che sono elementi ricorrenti nei miei lavori. Così come le foglie, le spirali e le linee ondulate.


Amo modellare le mani, solitamente sono l'ultima cosa che realizzo.


Le mani sono la parte del corpo che amo di più, oltre ad essere “attrezzi” di lavoro per me e per molti altri, sono un mezzo espressivo. Una canzone che amo molto recita ad un certo punto “e le mani disegnavano sogni e certezze... “


Forse gesticolare troppo non è considerato sempre appropriato, ma amo chi sa raccontare storie con la voce, gli occhi e le mani.


Mi piace molto il fatto che descrivi il processo creativo e di acquisizione di una tecnica come qualcosa di piacevole ma anche faticoso, carne e sangue insomma , invece ho notato che sul web molto spesso si ha la tendenza a edulcorare un po’ il processo creativo.


Credo che creare voglia dire in primis esprimere se stessi: se non ci si esprime si sta semplicemente producendo qualcosa.


L'eccessiva edulcorazione del processo creativo di alcuni credo sia sintomatica del fatto che dietro quel processo non c'è ideazione, non c'è strappo né espressione personale. Oppure che c'è approssimazione nella tecnica.


Sento questo non come un lavoro vero e proprio, ma come qualcosa che mi appartiene, un modo di essere, se lo si fa con convinzione e determinazione.

Si deve essere sempre pronti ad imparare, a sperimentare, a fallire, a ricominciare, a non arrendersi anche quando accadono delle cose che ci scoraggiano. Sicuramente ci sono altri lavori che sono più estenuanti dal punto di vista fisico (di fatica) e altri da quello mentale (magari per il carico di responsabilità)... quelli artistici possono esserlo in un modo intimo.


Alcuni percorrono con leggerezza sentieri già battuti, non si mettono in gioco, non rischiano nulla, e chiaramente è tutto rose e fiori.


Altri si preparano e ci mettono tutto dentro, non sanno se e quando arriveranno, ma percorrono un sentiero tutto loro. Non lo fanno perché sono pazzi, ognuno ha una sua motivazione, la mia è che in questo percorso mi sento realizzata ad ogni passo, anche quando ho tutto contro, ugualmente in salita come in discesa. Penso che sia una grossa fortuna quella di aver individuato un traguardo nella vita, mi sentirei privilegiata solo per questo, anche non dovessi raggiungerlo mai in pieno.


Insomma è faticoso, ma una fatica che amo e alla quale non rinuncerei.

 

 


Quali sono le tecniche che usi?


Ogni oggetto che creo nasce singolarmente, sull'onda emotiva del momento.


Creo ogni pezzo con un mattarello, qualche coltellino, bastoncini, fil di ferro (che è molto versatile perchè può diventare un'infinità di attrezzi) e le mie mani.


Parto sempre da una lastra che coloro ed incido con quello che capita. Da questa nascono anche le sculture che sono sempre una via di mezzo tra il bidimensionale e il tutto tondo. Amo l'imperfezione ricercata, che diventa caratteristica, l'irregolarità, non utilizzo stampi o forme: credo siano limitanti e contrari alla mia idea di artigianato, che ha intrinseco il concetto di unicità.


Mi hanno incuriosito molto le foto sul tuo sito, è possibile visitare il tuo laboratorio?


Purtroppo per il momento no, ma spero un giorno di avere un grande spazio, che possa essere anche un luogo di incontro, di esposizione e dove poter organizzare dei laboratori per bambini, che al momento svolgo appoggiandomi a scuole e associazioni.


Amo moltissimo lavorare con i bambini perché sono molto spontanei nella creazione artistica e nell'espressione di sé. Così mentre loro imparano un po' di modellato, io cerco di imparare di nuovo a vedere alcune cose senza troppe sovrastrutture.


La scelta dei colori la trovo molto originale, è la terracotta che regala delle tonalità così morbide?


Sicuramente la terracotta ha di per sé una texture e un colore meraviglioso, i colori che utilizzo sono engobbi, ovvero colori specifici per la ceramica che si utilizzano in prima cottura.


Al contrario degli smalti o di altre colorazioni, che vengono sicuramente più utilizzati, hanno un'opacità che, personalmente, trovo più intensa e mi rispecchia di più.


Anche nella colorazione ricerco l'unicità, solitamente creo le diverse tonalità partendo dai colori primari... questo vuol dire che nessun viola, azzurro, verde ecc. in un mio lavoro sarà mai uguale ad un viola, azzurro o verde di un altro oggetto che ho realizzato o realizzerò successivamente.

Tu hai le idee molto chiare su quello che sta dietro il “fatto a mano” , sul tuo blog ho letto a proposito di “slow handmade” che significa?


Credo che ultimamente si parli a sproposito di artigianato. L'artigiano è una persona che, appresa una tecnica, realizza a mano degli oggetti, singolarmente (quindi lontano dal concetto di produzione seriale) e trasformando la materia prima.


Oggi, forse complice il business eccessivo che si è sviluppato intorno al fenomeno “handmade” (riviste, programmi televisivi, siti, negozi), il “fatto a mano” è diventato troppo tecnologico (macchine ad uso domestico che ricamano, tagliano, ecc) e dunque seriale e spersonalizzato.


Ci sono tantissimi bravi artigiani che risentono negativamente di questo fenomeno, non possiamo chiamare con lo stesso termine, “handmade” ,due cose completamente diverse... chi fa a mano davvero è sempre più costretto ad abbassare i prezzi per adeguarsi a chi fa in casa in un processo simile ad una piccola catena di montaggio, dove la componente manuale è, nella migliore delle ipotesi, secondaria o inesistente.


Visto che ormai il termine handmade si era snaturato, prendendo spunto dal movimento slow food che tutti conoscerete, si è pensato con due mie colleghe, Ilaria Anselmi e Verena Vaccaro, di cominciare ad utilizzare il termine slow handmade.


Slow handmade significa sostenere il fatto a mano, i mestieri da riscoprire e rivalutare, la creatività in connubio con la manualità, la qualità, l'unicità e l'originalità.

Il fatto a mano per noi è un'alternativa all'omologazione, alla frenesia ed impersonalità delle catene di montaggio e delle produzioni in serie, uno stile di vita più a misura di uomo e donna. Un'alternativa alla velocità e all'approssimazione che ne consegue.


Puoi descriverci la tua giornata tipo?


Sono per natura refrattaria alla routine, a parte quegli impegni fissi e improrogabili che chi ha figli sa bene (scuola, pasti e attività), non ho una giornata tipo.


Amo svegliarmi presto e fare subito quello che non ho molta voglia di fare.


Passo la maggior parte del tempo a impastare, stendere e modellare la creta, curo il mio blog, il mio portfolio, la mia pagina facebook e scrivo articoli per un sito che tratta di artigianato.


Mi occupo di tutta la post produzione di quello che realizzo: foto, testi ecc.


Cerco di ritagliarmi ogni giorno un po' di spazio per i miei amici, fosse solo una telefonata o uno scambio fitto di messaggi, ho la fortuna di essere circondata da persone un po' pazze e davvero speciali.

Nel tuo laboratorio c’è sempre la musica che accompagna il lavoro, che tipo di musica ascolti? C’è una canzone, un brano che ti abbia particolarmente ispirata?


Dipende principalmente dal mio stato d'animo, comunque la musica accompagna tutta la mia giornata. Il mio primo gesto la mattina, da una vita, è quello di accendere la radio.

Posso dirvi che in questo momento, mentre rispondo all'intervista, sto ascoltando Battiato.

Non ho un genere preferito, alcune canzoni mi riportano in un luogo e tempo, altre mi fanno sentire bene senza neanche una ragione.


Domande impertinenti:


La cosa che ami più fare in assoluto (oltre creare)?


Leggere ed ascoltare musica, sono entrambi stimoli che trovo irrinunciabili


Vivi con uno o più animali?


Ho la grande fortuna di vivere circondata dalla natura, ogni tanto ci sorvola un falco, dalla rete si affaccia una volpe, nell'orto spunta una tartaruga o un rospo in giardino. Vivo con cinque gatti, quattro cani e un'oca. Sono contenta che i miei figli abbiano la possibilità di crescere a contatto con loro.


Città che più ami?

Praga


Un viaggio memorabile?

Se avessi la disponibilità economica necessaria, passerei il tempo a viaggiare. Amo le avventure e vivere i posti che visito, passeggiare dove i turisti non vanno e mescolarmi alla gente. Un viaggio memorabile? Quello che devo ancora fare.


Colore preferito?

Oggi arancione, domani chissà...


Segno zodicale?

Gemelli ascendente gemelli... insomma una tragedia


Puoi consigliarci un libro?

Difficilissimo sceglierne uno... forse “il libro del riso e dell'oblio” di Kundera (autore del quale comunque consiglio di leggere tutto)


Segni particolari?

Entusiasta per default


Se dovessi definire la tua arte con una frase?

Con una frase non saprei, potrei utilizzare aggettivi calzanti, decido di usarne solo uno: mia.

E' quello che ho dentro che diventa materia, le forme della mia mente che si concretizzano.




L'immagine che ho avuto davanti ascoltando Claudia è stata quella della Dea madre, la Terra.  

   
...beh sono completamente avvinta dalla forza creatrice! 




Qui potete conoscere meglio Claudia e Formae mentis:


Blog: Formae mentis

 

Facebook:  Formae mentis ceramica

 

 Etsy: Formae mentis