Arjànas: l'intreccio della vita

Arjànas, mani che danzano.
Arjànas, mani che danzano.

Ciao Arianna sono molto felice di averti in questo spazio, avrei molte cose da dire per introdurre questa intervista perchè amo l'anima che traspare dal tuo lavoro ma preferisco lasciare che ciò avvenga attraverso le tue parole, dicci qualcosa di te.

Ho 30 anni, sono nata e vivo a Carbonia, una cittadina nel sud-ovest della Sardegna. I miei interessi spaziano attraverso vari campi: dall'arte tessile alla botanica, passando per l'agricoltura e l'autoproduzione, fino ad approdare alla letteratura.

 

Cosa significa il nome che hai scelto, “Arjanàs”?

 

Il nome è nato dall'unione di tre nomi: Arianna, Argia e Janas.

Arianna è la Dea cretese del labirinto che giunge fino a noi dall'antichità, insieme al suo filo;

Argia (Latrodectus tredecimguttatus) è il nome popolare di un ragno la cui figura appartiene anche alla mitologia della Sardegna. La sua puntura provoca febbri altissime che fino a qualche decennio fa venivano curate con danze e balli, coinvolgendo tutta la comunità;

le Janas sono le fate delle rocce, creature capaci di filare tanto sottile da creare sui loro telai d'oro delle tele impalpabili.

Ho tessuto questi nomi per creare un intreccio dai molteplici significati che si snodano attraverso il tempo e le tradizioni mediterranee, della Sardegna in particolare. "ArJànas" è un nome che racconta di fili, di trame, di misteriose danze, capace di ricongiungere lo spirito al filo di un passato di cui non si deve perdere memoria.

 

Già dal nome si intuisce l'importanza della terra che abiti, la Sardegna. In che senso influenza le tue creazioni?

 

In tutti i sensi. Se fossi nata e vissuta altrove la mia tessitura non sarebbe stata ciò che è, perchè probabilmente io non sarei ciò che sono. Due alberi che crescono distanti danno frutti simili in apparenza, eppure nella loro sostanza molti aspetti sono differenti. é un nome che mi rappresenta nel profondo.

 

 

Quali sono le tecniche che usi? Quella che ami di più?

 

Conosco e utilizzo svariate tecniche, sia tradizionali che più recenti. Quelle che amo di più sono quelle antiche, in cui il ripetersi del gesto è la continuazione del filo della memoria storica del mio popolo.

 

Come e dove hai imparato l'arte della tessitura?

 

Il telaio mi ha sempre affascinata ma quando ero più giovane, a sentire certi discorsi, pensavo che ormai non fosse più possibile imparare quest'arte perchè in pochi la praticavano.

Senza saperlo ho iniziato a tessere tanti anni fa, ancor prima di toccare un telaio, riappropriandomi della storia e delle tradizioni del mio popolo, della sua lingua, dei riti nascosti dietro le attività di antica origine: fare il pane, curare l'orto, cucinare, preparare i rimedi naturali e via discorrendo. Questi saperi si possono acquisire solo parlando a tu per tu con le persone e sono anch'essi tessitura... tessitura di vita.

Non mi limito a creare opere di tela, ma rammendo quelle invisibili del tessuto sociale che mi circonda e mi appartiene, che si sono lacerate per incuria o stanno per farlo. Ho iniziato da questo, tanti anni fa, poi nel 2007 ho conosciuto Chiara Vigo e con lei ho imparato a tessere usando anche l'altro telaio, quello di legno; ma è dall'ordito del cuore che nasce la parte più preziosa della mia tessitura. Non esiste un maestro che possa darti ciò che già non hai dentro.

 

Che tipo di creazioni realizzi al telaio e che filati usi?

 

Realizzo gioielli, sciarpe, tele e arazzi. Creo tutto ciò che la fantasia mi suggerisce senza tracciare confini, oltre a quelli stabiliti dal mio personale sentire. Utilizzo vari tipi di filati: lino, seta, cotone e lana, a seconda del risultato che voglio ottenere e dell'opera che ho in mente. Quando creo i gioielli, ad esempio, utilizzo il lino o la seta filata a mano. Per le sciarpe adopero vari tipi di lana, filata a mano e non. Gli arazzi, invece, sono realizzati con ordito e trama di cotone, oppure ordito e trama di lino e ricami in lana sarda che filo e tingo: queste tele riportano motivi simbolici sacri e non sono destinate alla vendita: le tesso per donarle a chi può comprenderne il significato e in cambio, eventualmente, ma non necessariamente, ricevo un altro bene come si faceva un tempo.

 

 

Trama e ordito, tessuti di vita.
Trama e ordito, tessuti di vita.

Che tipo di telaio usi?

 

Da qualche tempo utilizzo un telaio a pettine liccio, per motivi di spazio. Per ovviare a questo problema ho disegnato e fatto realizzare un telaio più compatto partendo dalla struttura di un antico telaio sardo, dato che è su questo tipo di attrezzo che ho imparato a tessere. Non mi sono limitata solo a imparare le tecniche di tessitura, ma ho appreso innanzitutto la fase dell'orditura e del montaggio dell'ordito sul telaio. Perfino i licci del telaio e il pettine sono realizzati a mano. Anche se da tempo sempre più spesso ci si affida a orditi e licci già pronti e si utilizza un pettine di acciaio, personalmente non amo questi escamotage e preferisco percorrere tutte le fasi della tessitura, proprio come si usava fare anticamente. In questo modo magari si produrrà un numero inferiore di tele, ma queste avranno tutt'altro valore, soprattutto sul piano simbolico.

 

Il tuo logo rappresenta una piccola donna di filo intrecciato, è un po' il tuo simbolo, cosa rappresenta? Come le realizzi?

 

Creo le mie piccole donne con il tessere primitivo "a cintura". Questo metodo da me scelto rappresenta un ritorno alle origini antiche della femminilità e della tessitura, in quanto prevede che come "telaio" si utilizzino i fili tesi dell'ordito ancorati a un supporto, nient'altro. Dall'ombelico, i fili si estendono per dare origine alla creazione: da donna nasce donna.

 

Spesso accompagni le tue creazioni con un racconto, sono racconti scritti da te? E' la storia ad ispirarti le creazioni o viceversa?

 

Può succedere che sia la storia a suggerirmi una creazione, ma può anche avvenire il contrario. Scrivo da sola i miei racconti, che poi stampo e rilego a mano con un filo di lino, perchè accompagnino la tessitura nella sua nuova casa.

 

 

Hai un luogo del cuore nella tua Sardegna che vuoi condividere con noi, oppure un luogo a cui la storia di una tua creazione è particolarmente legata?

 

Il luogo del mio cuore non ha un nome ben preciso perchè non è una meta conosciuta. Posso dire che è un posto in cui torno spesso per ascoltare la voce dell'acqua che corre tra gli alberi e le rocce, raccogliere le erbe che utilizzo per tingere i filati e per altri scopi. L'Acqua è il "luogo" che ricerco, sia a livello fisico che spirituale: mi sento a casa dove c'è lei, che si tratti di mare o di montagna.

 

Potresti descrivere in una frase la tua filosofia come creatrice?

 

è impossibile racchiudere tutto il mio mondo in una frase... ma per cominciare potrei dire: "se vuoi imparare a tessere, prima osserva gli uccelli che costruiscono il loro nido".

 

La tua passione: vivere

 

Un hobby: discorso complicato :) In teoria un hobby si dovrebbe svolgere per svagarsi, ma io amo profondamente ciò che faccio e quasi ogni momento della mia giornata lo dedico a creare, sia mentalmente che materialmente;

 

Un libro importante: Jane Eyre;

 

Un viaggio memorabile: Isola di Skye, Scozia;

 

Il tuo piatto preferito: culurgionis di patate e menta;

 

Il nome del tuo cane /gatto ( o entrambi): i miei due gatti si chiamano Ninnolo e Pulviscolo; poi c'è Luna, la cagnolina.

 

Grazie Arianna! Dopo quest'intervista mi sono convinta che tu sia una fata o una ninfa dei boschi :) 

 

Per continuare questa bella storia.... Arjànas

 

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